Il progetto affronta la condizione costiera attraverso distanza e controllo, piuttosto che mediante un’eccessiva esposizione visiva. Collocata a ridosso della linea di costa, la villa adotta un linguaggio architettonico astratto, fondato su proporzione, luce e sequenze spaziali.
Concepita come un insieme di piani autonomi, la casa è strutturata attraverso un’attenta articolazione di pieni e vuoti. I setti bianchi operano come dispositivi spaziali più che come semplici elementi di chiusura: si sovrappongono, scorrono e frammentano il volume primario.
Il mare non è mai inquadrato come immagine dominante, ma progressivamente rivelato, diventando una presenza latente che struttura la percezione e il movimento.
La relazione con il paesaggio costiero è mediata principalmente dalla luce. Le superfici intonacate sono trattate come materia riflettente, capace di registrare le variazioni atmosferiche e il trascorrere del tempo.
Logge, terrazze e percorsi esterni protetti stabiliscono una transizione graduale tra lo spazio domestico e l’orizzonte aperto. Il progetto privilegia la continuità rispetto al contrasto e la mediazione rispetto all’esposizione: un’architettura che favorisce precisione, controllo e silenzio.