Restauro e riuso di un piccolo borgo rurale immerso nella campagna abruzzese, che versava in avanzato stato di degrado, per trasformarlo in una struttura ricettiva capace di trasmettere agli ospiti le emozioni e le sensazioni della vita contadina preindustriale.
Il recupero iniziato nel 2015 prosegue fino ad oggi e di anno in anno si arricchisce di nuove strutture e restauro e recupero di vecchi fabbricati presenti nel borgo.
Gli edifici sono stati resi funzionali attraverso l'inserimento di strutture contemporanee.
Il piccolo Borgo Baccile, composto da alcune abitazioni che vanno dal XVI al XIX secolo, sorge a breve distanza dal centro storico di Crecchio. In seguito alle trasformazioni sociali del dopoguerra, gli edifici erano stati abbandonati; alcuni di essi, come la "Casa B", presentavano gravi dissesti strutturali e porzioni mancanti a causa di crolli. La scelta progettuale è stata quella di preservare le strutture originali, consolidandole sismicamente tramite iniezioni e cerchiature in acciaio, e di aggiungere elementi funzionali caratterizzati da forme, materiali e colori contemporanei, in armonia con l'arenaria degli edifici esistenti.
Gli spazi comuni, come il fienile – un tempo adibito ad attività agricole accessorie – sono stati trasformati in aree di aggregazione per gli ospiti, arricchite da un volume aggettante proteso verso i vigneti sottostanti. La porzione mancante della "Casa B" è stata colmata inserendo un elemento contemporaneo, leggero ed etereo, che conserva la memoria storica del vuoto urbano: una struttura in acciaio corten e vetro che sostiene la scala di accesso al primo piano, configurandosi come una porta d'accesso metaforica al borgo.
Gli spazi interni risultano intimi e caratteristici. L'originalità dell'ambiente è conferita in particolare dalla fisionomia delle murature esistenti e dai rifacimenti in laterizio. Le peculiarità delle strutture originali sono state valorizzate dall'uso di materiali neutri, come la pavimentazione interna in cemento bianco lucidato, e dall'impiego di materiali esterni cromaticamente coerenti con le preesistenze, quali l'arenaria e l'acciaio corten per le recinzioni e gli arredi.
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Il progetto riqualifica un complesso rurale di più edifici, in pietra e mattoni, d'inizio Novecento attraverso degli innesti contemporanei chiaramente leggibili. L'intervento affianca alla compatta massa muraria originaria nuovi volumi: parallelepipedi puri di colore bianco alcuni sospesi sull’edificio esistente altri con profonde spaccature in facciata dai tagli netti.
I nuovi corpi appaiono come oggetti materici, mentre le ampie superfici vetrate stabiliscono un dialogo visivo continuo con il paesaggio naturale. La palette materica lavora su un contrasto consapevole tra la densità e la ruvidezza della pietra a vista storicizzata e l'essenzialità astratta dell'intonaco bianco e del vetro.
All'interno, la luce naturale agisce come materia progettuale: esalta spessori e imperfezioni delle murature storiche al piano terra, mentre nel volume superiore crea ambienti rarefatti e introversi. L'opera trova un perfetto equilibrio tra conservazione e trasformazione, rinnovando l'identità del luogo.